E comm’ è stato?!

Al Teatro Bracco, dall’19 al 22 aprile 2012, “E comm’ è stato?!” commedia comico-noir in due atti di Gaetano Liguori e Corrado Taranto da un’idea di Achille Campanile. Una caffettiera napoletana enorme… da un milione di tazze, campeggia sul fondo del palcoscenico… panni stesi ad asciugare tra i budellosi vicoli della città… voci di popolo miscelate a litanie gregoriane, accompagnano in scena 7 attori dal volto ceruleo avvolti in tuniche nere, che, concertati da uno strano personaggio “Mortologo” danno vita ad un originalissimo prologo sull’argomento Morte.

Così ha inizio: “E comm’ è stato?!” commedia comico-noir in due atti. Siamo a Napoli, una Domenica di Maggio, inizio anni ’80, Maradona è al suo secondo campionato in città, il protagonista Umberto Esposito con il figlio Vincenzino si apprestano a recarsi allo stadio S. Paolo dove il Napoli è impegnato nell’ultima di campionato. Una vittoria, solo due punti e la squadra per la prima volta nella storia sarà campione d’Italia. Ma l’imprevisto, l’imponderabile, rende tutto maledettamente complicato: muore nonno Gennaro, papà di Umberto. L’inaspettato quanto repentino evento luttuoso getta la famiglia Esposito in uno stato di profonda costernazione, non solo, ma la concomitanza con la probabile prima vera gioia calcistica per i tifosi napoletani, induce Concetta, moglie di Umberto ad un’insolita riflessione: è il caso di rovinare al marito una festa che probabilmente aspettava da anni comunicandogli la ferale notizia della morte del padre? No, decisamente no! Quindi con l’aiuto dei vicini del vicolo provvederà a celare l’improvvisa dipartita del nonno.

E sarà proprio da questa maldestra decisione che scaturiranno una serie incredibile di situazioni tragicomiche attraversate da momenti surreali e paradossali che accompagneranno lo spettatore fino al colpo di scena finale. Una storia dunque volutamente un po’ sulle righe, giocata molto spesso sul non senso, come nella migliore tradizione di Achille Campanile, da cui trae spunto l’idea. Il calcio, la morte, il caffé il linguaggio proprio dei bassi incastonati nei vicoli quartieri popolari di Napoli, sono gli argomenti che consentiranno agli attori di sottolineare quanta filosofia, spicciola ma efficace, sia in grado di tirar fuori nella quotidianità il popolo napoletano, pur di esorcizzare perfino un evento così inquietante e misterioso come la morte.

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